
Passionale come un rosso tramonto
quando ti accarezzo e con le mani sprofondo,
con le mie parole
riscaldo il tuo cuore e ti sento solamente mio;
arancione è il colore che vedo
nella tua dolce dimora, nei tuoi occhi quando sei sereno
e non pensi al futuro;
una allegria luminosa quando gioco come una bambina,
un sole caldamente giallo con i raggi suona i tasti
della felicità, mi fa sorridere per la gioia di vivere;
la serenità delle colline toscane, verdi pastello
da fotografare per non dimenticare
i momenti tristi e sereni
tra la solitudine e la pace di poter dedicare un po’ di tempo a me;
fiduciosa immagino di
realizzare i miei sogni con te e li dipingo nelle nuvole azzurre
che danzano sopra di me
a ritmo del forte vento
tra il cielo bianco che non sa che colore prenderà;
il vestito indaco
mi fa sentire una principessa,
la bellezza dell’abito diventa
una camminata fiera e pronta a ricever gli sguardi della gente;
viola è l’espressione della profondità delle mie emozioni,
il mio animo limpido e sfuggente
da una società etichettante e semplicistica,
delicato ed elegante come un prato di lavanda,
accarezzato dalla dolce brezza del vento timido primaverile:
sono tutto questo in ogni momento dentro di me,
sono un arcobaleno di sé
dentro me
e allora chi sono se non l’incredibile armonia di colori
che sfumano l’uno accanto all’altro
e, a seconda dei contesti, emerge un colore o un altro.
E allora non dire che non sei te stesso,
non puoi non essere che te stesso
sempre,
in ogni momento.
Una parte di te lo trova il significato per quell’azione,
una parte di te voleva farlo,
ascoltati e non dire che non sei te stesso,
è come dire che vorresti vedere un arcobaleno tutto nero,
non potrai mai vederlo, non esiste.
Siamo tutti incredibilmente variopinti e imprevedibili
complicati e complessi, mai monocromatici.
Tu sei tutto quello, in ogni momento,
decidi di non parlare, di non turbare, offendere,
non pronunciare i tuoi pensieri
e anche in quel momento sei te stesso:
prevale il tuo sé più tranquillo, pacifico che non vuole litigare.
Anche quando non parli sei te stesso
sei sempre tu,
con i tuoi meravigliosi sé da conoscere e colorare.
Ě vero, con te mi sento più me stessa
perché non ho paura
di farti conoscere la me arrabbiata, felice, offesa, triste, abbandonata,
sola, sognante, poetica,
non ho paura ed è questo che ti distingue dagli altri
sei capace di rendermi magicamente arcobaleno
con la luce della tua splendida persona!
Nella nostra cultura si distinguono le presentazioni di sé vere (sono me stesso) da quelle false (sto recitando, non sono me stesso). Difficilmente le persone riescono a ragionare in modi diversi da questi (è una provocazione la mia, nella speranza che non sia così).
Che sia onesta o no, che sia vera o no, è sempre una rappresentazione di sè e come tale una finzione, siamo come attori in un palcoscenico!
So che molti, leggendo, potranno sentirsi offesi: ma come, io non sono un attore, sono sempre me stesso!Questo è il senso comune, derivante dalle conoscenze che condividiamo con altri, in quanto appartenenti alla stessa società e cultura. Ci vuole coraggio per pensarla in modo diverso. Cmq grazie a Goffman per gli spunti mattutini, ne parlerò meglio altre volte di questo argomento un pò spinoso.
Considero il mondo per quello che é : un palcoscenico dove ciascuno deve recitare la sua parte.
(W. Shakespeare)
Riflettendo oggi con altre persone sulla pluralità dei sé, sono giunta ad una nuova visione delle cose:
-secondo il relativismo estremo noi siamo costituiti da molteplici sé e diventa quindi impossibile dire chi sono.
-secondo il costruzionismo, invece, l’individuo è costituito da una pluralità di sé, che non possono essere inscenati tutti allo stesso momento.
In quel particolare contesto, dove vi sono specifiche regole di condotta, circondato da quelle persone, l’individuo decide di rappresentare quella parte di sé più adatta alla situazione.
Ad esempio sono al supermercato, non saluto molta gente, me ne vado dritta per i cavoli miei, pago ed esco (Sè un pò serio)
Al concerto salto e canto come una matta e non mi sento a disagio perchè quello è il comportamento appropriato ed emerge il Sé più bambinesco e divertente.
Non si resta uguali per sempre, si cambia si evolve, si matura.
Quindi se il te stesso di un anno fa avrebbe risposto in un certo modo ad una provocazione, il te stesso di oggi, evita di farsi provocare.
Quindi si cambia, in realtà. Se vedi che comportandoti in un certo modo (essendo te stesso) allontani tutti, cambi, ti trasformi in un altro te stesso, e non sei la stessa esatta persona di prima.
In questo senso penso che uno cerca di non essere se stesso.
E’ vero che comunque dipende da come si è se si cambia di più o meno, insomma ci sono persone che si rendono conto del loro comportamento e cambiano di conseguenza e ce ne sono altre che non riescono a vedersi dall’esterno e quindi poi non maturano.
Leo
Non sei più il te stesso di un anno fa, sei un altro te stesso, certo, nella nostra biografia vi è un susseguirsi di sé, quasi un succedersi di persone diverse, è incredibile! Per questo motivo cambiamo gusti, cambiamo amicizie, d’altronde cambiamo le cellule del nostro corpo di continuo.
La percezione di costanza e coerenza è un operazione che la mente attua retrospettivamente, cercando un senso a tutte le azioni, attribuendole ad un singolo individuo che in realtà cambia continuamente.
Un saluto dall’attuale Manola
E chi se stesso lo sta ancora cercando? Il mio è un se in divenire ma comunque sempre un se autentico(?).Credo di si.Spero di si.