
Ti ho aspettato per giorni e settimane, guardavo spesso allo specchio per scrutare un tuo debole segno, al di là del vetro ma non c’eri. Non sapevo dove cercarti, fuori di me ti avevo trovato in passato. In questi giorni ho visto solo bambini osservare innamorati la pioggia che cade e gioire per la mia compagnia, il resto è un pesante fardello. Non ho incontrato sguardi altrettanto affascinati dalla bellezza del vivere quotidiano, solo pesanti giornate da far passare, lento e faticoso il loro corso, adulti presi dalla preoccupazione di rendere tutto incredibilmente difficile e litigioso, incuranti degli sguardi offesi altrui.
Non è in chi mi circonda che ti trovo ora, né sento scorrere dentro quell’energia che prima mi guidava. Magari anche colui che diceva di essersi perso in una selva oscura, cercava la felicità! Ripercorro i momenti più belli trascorsi con te e mi chiedo cosa rende amari ora quei ricordi intrisi di rabbia e follia! Scorro rapidamente l’agenda tra il timore di averti perso e la consapevolezza di aver cambiato modo di vederti, alla ricerca di una persona disposta a cullarmi e amarmi per quella che sono. Il telefono squilla nella mia mente senza risposta, risuona una musica simile ad un tamburo inquietante. Non ci sei più.
Amare è una parola troppo usata e troppo scontata, che cosa ami? In che modo lo dimostri?
Siamo tutti preoccupati di essere felici, ma la felicità è una farfalla che si posa occasionalmente nel cuore delle persone pronte ad accoglierla, capaci di amare la vita per tutto ciò che offre, compresi sorrisi, pianti e giornate noiose