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Archive for maggio 2008

Sento le tue parole scendere sul mio corpo, dolci come cioccolato fuso, mentre ascolto la tua voce morbida come il cuscino che mi accoglie, assaporo la gioia mentre sale dal cuore e si espande velocemente in adrenalinici movimenti e intanto canto le mie canzoni preferite, tremendamente in sintonia con l’emozione che provo che viene amplificata e resa più reale e nelle parole della canzone trova espressione. L’attesa di te rende questo presente leggero e significativo, respiro il desiderio di incontrarti e di sfruttare tutto ciò che la tua persona mi può dare! Mi sintonizzo con i battiti del tuo cuore e respiro al ritmo dei tuoi pensieri, ascolto al telefono quello che voglio sentirmi dire, mi distendo e guardo il solito soffitto dipingersi delle nuvole del cielo mentre fantastico viaggi con te

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Ho costruito una realtà di secondo ordine, così reale da sembrarmi più dura dei sassi che stringevo in mano, più dolorosa di uno spillo che ferisce la pelle, così segretamente mia, da volerla condividere per non rimanerme l’esclusiva custode. Una realtà che mi accompagna quando sogno la sera e quando mi sveglio al mattino e mi sento estranea a quel corpo e a quella stanza e precipitosamente torno alla realtà della vita quotidiana, dolce fuggire da essa volando sul tappeto dei sogni. Rimango sbalordita davanti alla mia capacità creativa: invento le emozioni, stabilisco aspettative, formulo pensieri, interferisco negli eventi che mi accadono, consapevole di non subirne semplicemente gli effetti e le conseguenze, ma di esserne la diretta artefice! Meglio esserne consapevoli, per non limitarsi ad osservare il proprio film prodotto, la propria vita, siamo noi gli attori delle scene sociali quotidiane che viviamo e produciamo e ne siamo conteporaneamente i registi!

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“E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera. Confidate nei sogni, poichè in essi si cela la porta dell’eternità.” – Gibran –

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Ti ho aspettato per giorni e settimane, guardavo spesso allo specchio per scrutare un tuo debole segno, al di là del vetro ma non c’eri. Non sapevo dove cercarti, fuori di me ti avevo trovato in passato. In questi giorni ho visto solo bambini osservare innamorati la pioggia che cade e gioire per la mia compagnia, il resto è un pesante fardello. Non ho incontrato sguardi altrettanto affascinati dalla bellezza del vivere quotidiano, solo pesanti giornate da far passare, lento e faticoso il loro corso, adulti presi dalla preoccupazione di rendere tutto incredibilmente difficile e litigioso, incuranti degli sguardi offesi altrui.

Non è in chi mi circonda che ti trovo ora, né sento scorrere dentro quell’energia che prima mi guidava. Magari anche colui che diceva di essersi perso in una selva oscura, cercava la felicità! Ripercorro i momenti più belli trascorsi con te e mi chiedo cosa rende amari ora quei ricordi intrisi di rabbia e follia! Scorro rapidamente l’agenda tra il timore di averti perso e la consapevolezza di aver cambiato modo di vederti, alla ricerca di una persona disposta a cullarmi e amarmi per quella che sono. Il telefono squilla nella mia mente senza risposta, risuona una musica simile ad un tamburo inquietante. Non ci sei più.

Amare è una parola troppo usata e troppo scontata, che cosa ami? In che modo lo dimostri?

Siamo tutti preoccupati di essere felici, ma la felicità è una farfalla che si posa occasionalmente nel cuore delle persone pronte ad accoglierla, capaci di amare la vita per tutto ciò che offre, compresi sorrisi, pianti e giornate noiose

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L’innamoramento è la sottile, sfumata linea dell’orizzonte che separa il vero amore rosso che scoplisce il cuore di una pace intramontabile, dal mare di piccoli intrighi e passioni interagenti, dolci saluti e occasionali incontri

in quella linea il mio viso s’incanta e le mie parole perdono di ragione, i pensieri si concentrano e tutto si trasforma in funzione di quello stato di estasi confusa

nella quale la gioia si intreccia alla paura di perdere il controllo per il tempestoso arrivo di tante emozioni:

mi perdo volentieri spinta dentro me stessa da quella voragine che mi fa perdere il contatto semplicistico con la realtà della vita quotidiana, tanto scontata e indiscussa

e il lavoro perde di importanza e tutto si riferisce al lui estremamente idealizzato ma così incredibilmente presente in ogni passo, in ogni scelta, da far mettere in discussione i valori più radicati e fondanti di sè

e la sua voce diventa la musica più bella mai sentita e i suoi silenzi infinite parole, punti di domanda che scavano dentro

e l’immagine dei suoi occhi si incolla agli occhiali, mi giro e ci sei, incontro altri e ritrovo te, provo a scappare, ma più mi allontano, più mi manchi

la perdita della relazione è la chiusura di mille finestre con le quali potermi affacciare al mondo

e la perdita di quella parte di me riflessa dal suo modo di vedermi, immaginarmi e trattarmi

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Eri tu

Eri bellissimo, ti ho guardato profondamente negli occhi e in quell’attimo eterno di incontro fugace, mi sono accorta di non essermi mai allontanata da te. Ho distolto lo sguardo per non cadere nella confusione. Il tuo viso stupendo con un sorriso dolcissimo, incorniciato dai tuoi neri capelli, mi attraeva mentre ti dicevo quelle cose.

Come se avessi avuto la possibilità di dirti tutto quello che avevo passato a causa tua, finalmente… ma …era solo un sogno, un sogno meraviglioso nel quale ti ho ritrovato per parlarti e raccontarti come avevo vissuto la nostra storia e soprattutto cosa era accaduto al termine di essa.

Mi sono sentita più libera al risveglio, come se avessi esaudito un profondo desiderio, eri bellissimo e ci sei ancora dentro di me

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Alanis Morissette – Underneath

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