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Archive for the ‘paura’ Category

Sono semplicemente più bella di te, abbronzata, in forma, appena sfornata da una rivista di moda, perfettamente standardizzata, ma non me ne vanto, esco con te, facendo finta di non averci messo 2 ore per prepararmi e non voglio farti sentire a disagio, sono però sicuramente più socializzata e bella di te

Io ho solo un uomo e per questo sono superiore a te, perchè tu accetti e vivi la poligamia, quando anche i sassi sanno che non è naturale, è contro natura, so che i miei valori sono superiori ai tuoi, quindi tu non vali quanto me

Le tue usanze, i tuoi balli mi fanno ridere, i vostri modi di parlare mangiandovi le parole sono ridicoli, sembra che vi sputate a vicenda, l’italiano è più normale, mi rifiuto di parlare la tua lingua, è così ridicola, quindi stammi lontano

La mia religione è quella giusta, la sola rispettabile e la fonte di ogni mia certezza e sicurezza sul destino e la mia vita

La musica che tu ascolti è musica da sfigati, la mia musica rock è più musicale, è da persone normali

Il mio lavoro è molto più impegnativo e rispettabile del tuo, il tuo lavoro è da persone umili e non colte

La mia vita è superiore alla tua, perchè rispetto gli altri e non uso le persone, perchè gli altri sono preziosi

Io sono superiore a te semplicemente perchè tu sei diverso e per questo mi spaventi, rischi di mettermi in discussione

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Ciao amore, come stai?

Bene e tu?

Bene. Cosa stavi facendo?

Niente, aspettavo che mi chiamassi, e tu?

Sto preparando la cena…Senti allora hai deciso quando vieni?

No, tu cosa preferisci?

Non so, venerdì o sabato, o lunedì.

Ma perchè non vieni tu?

No, dai, sai che non posso lasciare il cane da solo.

MMM… allora vengo io.

Quando vieni?

Non lo so ancora!

Dove andiamo?

Boh, non so, tu cosa dici?

Non so. In mare o in montagna?

Tu cosa preferisci?

Ma, al mare si può nuotare, divertirsi, c’è il sole.

Si, anche in montagna c’è il sole.

Allora andiamo sia in montagna che al mare, va bene?

Se va bene a te, a me va bene.

Si, ma tu cosa preferisci?

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Sono troppo stanca per arrabbiarmi,

finchè mi arrabbio sei sempre nei miei pensieri,

vorrei annullarti, farti evaporare in alto

un respiro tenebroso, sento

sei l’ombra che mi segue

nelle giornate d’estate,

in fondo al mio cuore soffoco il pianto…

rimane un sospiro stretto

e rimango senza fiato:

non aspetto più che mi dimostri

di amarmi

e mi sento più libera senza te

aquilone senza filo, io

che velocemente se ne va lontano

non mi abbandonerò più,

lasciami libera di non sentirti più dentro me.

Non hai mai saputo cos’è la vera amicizia,

lasciami essere libera da te

portati via le ombre mentre te ne vai con il sole

dei ricordi più belli dei giorni trascorsi assieme

e finisce intrecciata a un non senso questa narrazione di te

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Ti ascolto,

parlami, tenebrosa oscurità,

svelami le verità di questa bufera

che il mio cuore raggela,

dimmi perchè,

perchè disastrose tempeste nascono in me

e divorano la mia anima,

Perchè?

Dimmi tu,

tu, silenzio,

in questa notte solitaria,

perchè ci sei? Sei falso, non sei pacifico,

ho paura che tra poco tu sia rotto

da una mostruosa calamità,

un tornado? Non lo so ma qualcosa di terrificante.

Allora non parli?

Nulla da dire a tua discolpa?

Natura sei viva o morta?

O mondo, o terra sapete che ci sono?

Vi hanno avvertito del mio arrivo?

Tu dolce stellina che mi guardi ammutolita,

come ti senti senza luna?

Perchè non hai altre stelle vicino?

Sei falsa anche tu?

Dicono che la luce che vedo adesso

provenienete da te non sia reale

perchè è passato un pò di tempo

da quando l’hai mandata quaggiù.

Sei viva allora?

Anche tu soffri?

Che c’è? Perchè mi guardi?

Ho bisogno d’amore,

ho bisogno di pace,

vorrei trasformare questa terribile foresta in un allegro giardino fiorito primaverile,

per saltarvi e danzare la leggerezza della vita

perchè io so che tu vita sei bella!

Dio stammi vicino

e augurami Buon Cammino!

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Sono stanca delle persone che mi prendono in giro, che dicono di amarmi a condizione che…, che pretendono che io sia un’altra persona più diligente e rispettosa del galateo e dei rituali sociali di saluti, auguri, ecc.

Sono stanca delle persone che fingono di amarmi, di chi tenta di ingannarmi, di chi pensa di trattare gli altri come zucche senza cervello e cuore

Sono stanca di te, della tua incapacità di porti nei miei panni e capirmi, del tuo non cercarmi

Sono stanca anche di te, che ti lamenti sempre dei parenti, che non cogli la diversità di valori come una ricchezza, che stai solo per non piangere

Sono stanca anche di quella parte di me che, nonostante tutto, continua a sperare che qualcuno possa cambiare, forse se cercassi altrove, beh ci posso provare, sarà difficile, ma ci voglio provare

Perchè vado bene così come sono, posso migliorare alcuni aspetti di me, ma sono felice di essere così, con le mie fragilità, debolezze, con la mia affettività e con il mio irresistibile anticonformismo!

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La vergogna

Nascondere la propria interiorità dietro uno schermo sottile che magicamente fa scomparire se stessi dalla scena sociale e indossare una maschera di paura che sfuma i confini individuali: questa è la vergogna. Ma nell’attimo in cui l’attore vuole sgattaiolare dietro il sipario e fingere di non essere mai salito sul palco, il suo viso si colora paradossalmente di rosso come una lampadina che si accende e diviene, in un istante, al centro dell’attenzione altrui e, l’intero universo, in quel momento, rivolge uno sguardo giudicante su di lui. Uno scherzo curioso che la natura ha predisposto, come reazione istintiva nei confronti di quelle situazioni sociali che la persona riconosce come difficili da gestire. Quando nel sangue scorre questa emozione, che nessuno vorrebbe provare, ma che tutti hanno sperimentato in qualche momento della vita, si possono manifestare diversi sintomi fisici destabilizzanti come vampate di calore, sudorazione eccessiva, voce tremolante, mancanza di salivazione, senso di incertezza, vuoto mentale, amnesia momentanea, improvvisa incapacità di respirare. Tali sensazioni corporee hanno un effetto inibente e inviano un chiaro segnale di allontanarsi il prima possibile dalla scena sociale per ritirarsi in un innocente silenzio. La vergogna è spesso dovuta alla paura del giudizio altrui e al timore di adottare comportamenti inappropriati al contesto o che possano dare fastidio ad altri. La persona rivolge un’attenzione eccessiva all’occhio altrui e teme di manifestare sintomi d’ansia in pubblico che lo facciano sentire indifeso, incapace, imbranato! Tale paura di esibirsi può essere appresa nel corso della socializzazione e può essere dovuta, in particolare all’educazione dei genitori. Un desiderio di essere altrove per non doversi confrontare con gli altri, percepiti come migliori di sé, porta a fuggire e ad evitare quelle situazioni che comportano il confronto con le altre persone. “Io sono sempre e comunque più stupido e incapace” dice il “vergognoso” vedendo gli altri e mentre l’autostima raggiunge il livello della suola delle scarpe, una fastidiosa sensazione di essere sbagliati, pervade il proprio io e impedisce una serena accettazione del Sè nelle sue varie sfaccettature. Tutti ci osserviamo e ci giudichiamo continuamente in base ai parametri e agli standard di intelligenza, di bellezza esteriore e di comportamento adeguato al contesto che abbiamo assorbito dalla società. La persona che sperimenta spesso vergogna, si sente circondata costantemente da una giuria e teme di non superare gli esami che le vengono imposti. Questa paura, a mio parere, coinvolge soprattutto le persone che sono state abituate a gareggiare negli sport competitivi o che danno molta importanza ai voti scolastici. Queste persone da adulte potrebbero mantenere il desiderio di primeggiare in ogni ambito della vita. A scuola i bambini e i ragazzi definiti “i migliori” vengono addestrati a prendere ogni mattina il proprio elmetto ed andare in guerra per dimostrare agli adulti di essere i più bravi, sempre e comunque, a costo di rinunciare ad ogni piacere della vita e anche alla propria libertà. Una rinuncia terribile ma agli occhi dello studente modello, un sacrificio indispensabile per essere accettati dai genitori e per essere all’altezza delle loro aspettative. Il “vergognoso” si sente valutato in ogni situazione, tutti sono lì, pronti a notare ogni sua imperfezione e sbaglio e allora lui sceglie la via della fuga: tace e non si espone. Se la vergogna prende il sopravvento nella propria vita, la persona si rifugia costantemente in un pauroso silenzio. Una via apparentemente facile ma estremamente costosa perché comporta l’annullamento della propria personalità non ascoltata, non vissuta, non accettata. Ma l’adeguamento alle aspettative altrui porta inevitabilmente a mantenere la propria interiorità celata e inaccessibile agli occhi altrui. Così la persona non conosce se stessa, non ha imparato ad ascoltare i suoi desideri, non sa dove sta andando e qual è la sua meta.La vergogna viene sperimentata spesso dalle persone che caratterialmente sono sfumate da una dolce timidezza che li accompagna in molte situazioni di vita.

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Le Parole del Silenzio

Ho narrato e rinarrato più volte quell’esperienza, alla ricerca di una storia coerente, ricca di significati, da raccontare a me stessa e agli altri, ma rimangono ancora numerosi eventi difficili da comprendere.

Nel ritorno a casa mi hanno accompagnato emozioni di delusione, rabbia e sconforto, generate, probabilmente, da una mancata soddisfazione delle mie aspettative.

Ricordo il disagio, provato sabato mattina, quando tutti erano seduti in cerchio e nessuno parlava, ascoltavo quella tacita assenza di rumori che mi assordava di pensieri e mi riempiva di ansia. Mi sentivo imbarazzata, con il cuore che pompava più forte, per farmi affrontare al meglio quella situazione, che in realtà potevo solo sperare finisse al più presto. Non sapevo cosa fare, anche il respiro sembrava turbare quel silenzio che si era creato spontaneamente, per obbedire ad una indicazione non ricevuta! Minuti pesanti solo da far passare, da evitare, difficili da capire. Una sciarpa rosa, che tenevo in mano, mi permetteva di intrappolare i secondi tra la lana, ma anche le trecce che creavo, non sembravano tranquillizzarmi.

Quella situazione mi ricordava l’attesa del proprio turno dal medico di base, anche se era più ansiogena, perchè non c’erano riviste da consultare, libri da leggere o qualche anziana da ascoltare, mentre si lamenta della società moderna.

Ci sono persone con le quali sento di poter stare tranquillamente accanto, senza la necessità di dire qualche parola vuota che attenui l’imbarazzo creatosi tra noi. Al contrario c’è una persona, con la quale il silenzio per me diventa una tortura, un disagio pesante da affrontare.

Era la prima volta che giocavo al “gioco del silenzio” e che percepivo l’assenza di parole come qualcosa di più incisivo delle parole stesse!

Nella biblioteca personale dei ricordi è stata collocata, per ora, tra quelle esperienze che hanno avuto notevoli risonanze emotive e che lasciano ampi spazi bui, in attesa di nuove informazioni, intuizioni e consapevolezze, che diano luce alle difficoltà incontrate.

Ho raccontato una storia, la mia personale storia, caratterizzata da un filo conduttore che vi garantisce coerenza, determinata dal mio modo di reagire e percepire gli eventi, dalla mia emotività, dalle mie convinzioni, credenze e valori. Quello che “veramente” è successo nell’arco di quei due giorni, nessuno lo potrà sapere perchè è impossibile trovare un unica verità indiscussa, fonte di certezze e risolutrice di tutti i dubbi sollevati.

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