Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘tanti sé’ Category

DSCF2831b

Muore un altro giorno e assieme a lui muore una parte di me, credo.
Guardo indietro per andare avanti, diversamente.
Spengo i fanali e guido di notte sola, senza sapere che strada attraversare.
E arrivano, senza chiamarli, i miei pensieri che annebbiano la vista e mi impediscono di decidere la strada.
Un libro già scritto che continuo a riscrivere, con le stesse parole, sembra la mia vita.
Questa volta sarà diverso, mi dico, cercando di convincermi.
Chi riesce a sconfiggere la morte? è forse l’unica strada per perdersi e ricercarsi nuovamente, trovando se stessi?
Lascio orme dietro me e so che ogni orma lasciata non sono io, è il mio passato. Non cercarmi in quello che sono stata e io non ti cercherò nell’immagine che ho costruito di te.
Cammino dunque nel mio tempo, consapevole di essere terribilmente sola a confrontarmi con te. Nessuno può afferrarti al posto mio e metterti nel mio libro, assieme alle pagine più belle della mia vita.
Posso solo accettare questo rischio di correre, cadere, sorridere, cancellare le orme e ripartire di nuovo, avendo te come voce lontana che mi guida, mi sprona, mi confonde, mi ama, mi fa cadere, mi segue e mi sconvolge ogni volta, diversamente.

Read Full Post »

Mosaico di sé

Questi riflettori fanno troppa luce, non riesco a vedere chi c’è tra il pubblico, guardo dietro le quinte gli amici che mi incoraggiano e do avvio alla mia rappresentazione teatrale. Mi sento importante, sono al centro della scena e tutti ascoltano le mie parole e osservano i miei gesti. Poi mi ritrovo improvvisamente nel pubblico, cambia la luce, il riflettore punta sempre verso quella parte di me impegnata a dare vita a quella scena. Mi vedo criticamente da fuori e osservo attentamente le mie espressioni facciali, la mia postura e memorizzo ogni movimento e parola per poter fornire suggerimenti a me stessa per la prossima interazione teatrale. Decido di terminare la conversazione, sento gli applausi di un pubblico immaginario, sorrido come le regole drammaturgiche suggeriscono e mi dileguo dal palco con un semplice saluto: “Ciao!” e anche per oggi ho fatto la mia parte…

Siamo esseri costantemente in divenire, nuvole incolori che vagabondano di città in città, di collina in collina per sperimentarci nuovamente diversi. Non abbiamo più lo stesso identico sé di un anno fa, ma un altro se stesso. Nella nostra vita vi è un susseguirsi di sé, quasi un succedersi di persone diverse, è incredibile! Per questo motivo cambiamo gusti e amicizie, d’altronde cambiamo le cellule del nostro corpo di continuo. Eppure ci sentiamo sempre noi stessi, diversi, ma noi stessi. La percezione di costanza e coerenza è un’operazione che la mente attua retrospettivamente, cercando un senso a tutte le azioni passate, attribuendole ad un singolo individuo che in realtà cambia continuamente.

Non solo, ma abbiamo contemporaneamente una molteplicità di sé a nostra disposizione per adattarci meglio ai diversi contesti interattivi.

Secondo il relativismo estremo noi siamo costituiti da molteplici sé e diventa quindi impossibile stabilire chi siamo con certezza. Secondo il costruzionismo, invece, l’individuo è costituito da una pluralità di sé, che non possono essere inscenati tutti nello stesso momento. In un determinato contesto, nel quale prevalgono delle specifiche norme di condotta, circondato da quelle persone, l’individuo decide di rappresentare quella parte di sé più adatta alla situazione. Ad esempio l’individuo che si reca al supermercato, può far prevalere un Sé un pò serio e solitario: non saluta le persone che incontra, assume un’espressione seria e pensa solo di fare la spesa velocemente. Ad un concerto lo stesso individuo salta e canta e non mi sente a disagio perchè quello è il comportamento appropriato alla situazione, perciò emerge il Sé più allegro e divertente.

Il senso comune e la psicologia dei tratti considera gli individui come aventi delle caratteristiche di “personalità” relativamente costanti, capaci di spiegare la costanza nel tempo e nel modo di agire e reagire alle diverse situazioni. Questo è il senso comune, derivante dalle conoscenze che condividiamo con altri, in quanto appartenenti alla stessa società e cultura. Condividiamo la convinzione che le rappresentazioni di sé che scegliamo di mettere in azione, siano sempre autentiche e vadano prese sul serio dagli altri. Ci vuole un po’ di coraggio per pensarla in modo diverso!

Nella nostra cultura inoltre si distinguono le presentazioni di sé vere (sono me stessa) da quelle false (sto recitando, non sono me stessa). La persona può essere onesta o no, e quindi inscenare una rappresentazione in buona fede o in mala fede, come afferma Goffman ma è pur sempre una rappresentazione di sè e come tale una finzione, siamo come attori in un palcoscenico. Eppure gli attori sono così immersi nella loro recitazione e gli spettatori sono così convinti della recita, che entrambi scambiano la rappresentazione in un dato di fatto.

Molte persone, quando si sentono dire di non essere se stessi, o di aver recitato, possono sentirsi offesi perché ritengono di essere sempre, in ogni occasione, autenticamente se stessi. In realtà il sé che viene rappresentato è solo uno dei tanti sé, scelto tra il guardaroba di sé possibili segretamente custoditi. Poi la gente si stupisce e non si spiega come mai un ragazzo si rivela una persona gentile e altruista con i suoi amici, mentre egoista ed arrogante in famiglia. Quel ragazzo funziona in modo perfettamente adattativo poiché riesce a fare emergere, a seconda del contesto nel quale si trova, il sé che ritiene più opportuno o funzionale alla situazione.

Siamo costituiti da un mosaico di sé variopinto e non sempre conosciuto. Il fenomeno delle personalità multiple, alla fine, come sottolinea Salvini, ricalca un processo insito in ognuno di noi: il nostro essere frammentari e complessi. A volte capita di non sentirsi tutto d’un pezzo, proprio per la mancanza di integrazione tra le parti di sé, talora in aperto contrasto. Ma c’è una parte di noi costantemente impegnata a dare coerenza tra le nostre parti, cambiando i costrutti e quindi i pensieri, oppure cambiando le azioni che contraddicono il costrutto posseduto.

Goffman, con il suo approccio drammaturgico, considera la vita e il sociale come rappresentazioni teatrali. Secondo il sociologo, l’individuo in pochi secondi è in grado di alternare diversi sé. Il sé è un prodotto sociale, un effetto drammaturgico che si manifesta nel momento in cui una scena viene rappresentata. Il sé, come prodotto dei rituali dell’interazione è estremamente precario, subordinato alle parti che deve rappresentare. La parola persona, etimologicamente significa proprio maschera, indossiamo sempre delle maschere in quanto persone. Veniamo al mondo come individui, acquisiamo dei ruoli in base ai contesti, sappiamo quali parti recitare e diventiamo persone e quindi attori. L’attore mette in scena una rappresentazione di sé, cioè interpreta una parte che si traduce in un’azione. La rappresentazione comporta una facciata, l’equipaggiamento espressivo che l’individuo adotta intenzionalmente. La rappresentazione evoca un personaggio con un pubblico e un palcoscenico. L’attore controlla le impressioni della realtà che evoca negli altri e proietta una definizione della situazione.

Nel silenzio del proprio sistema simbolico e interpretativo, ognuno crea il proprio mondo fatto di ruoli pronti da impersonare: sappiamo come comportarci al lavoro, con gli amici, in chiesa, a passeggio, in negozio, in discoteca. Lo diamo per scontato, ma in realtà c’è un duro lavoro dietro le quinte per scrivere le parti più idonee ai contesti!

La malattia mentale si presenta quando il sé non vuole adeguarsi alle regole comuni e non sa recitare la sua parte sociale.

Secondo Goffman l’interazione sociale consiste nel dialogo fra due EQUIPES: l’equipes di attori che collaborano ad una rappresentazione e forniscono una definizione della situazione; l’equipes che costituisce il pubblico che attribuisce un particolare Sé ai personaggi della recita, servendosi degli elementi espressivi, ritualistici e cerimoniali emersi.

La società fornisce molti pubblici diversi nei quali ognuno trova un proprio ruolo e un diverso Sé.

Read Full Post »

“Ma sia che assumiamo un’espressione gioiosa o una triste, nel farla nostra e nel sottolinearla diamo la definizione del nostro umore dominante. Quindi fintanto che restiamo sotto l’influenza di questa nostra consapevolezza, non soltanto viviamo ma RECITIAMO: creiamo e rappresentiamo il personaggio che ci siamo scelti, indossiamo i calzari della riflessione, difendiamo e idealizziamo le nostre passioni, ci incoraggiamo con eloquenza ad esser ciò che siamo, affezionati, sprezzanti, indifferenti o severi; recitiamo soliloqui (davanti ad un pubblico immaginario) e ci avvolgiamo con grazia nel manto del nostro inalienabile PERSONAGGIO. Così drappeggiati chiediamo l’applauso e ci aspettiamo di morire in un rispettoso silenzio. Ci ripromettiamo di vivere secondo i nobili sentimenti che abbiamo espresso, così come cerchiamo di credere nella religione che professiamo. Maggiori sono le difficoltà e più grande è il nostro zelo. Dietro i principi da noi professati ed il nostro linguaggio impegnato dobbiamo nascondere con cura tutte le DISSONANZE dei nostri umori o comportamenti, e ciò senza ipocrisia, poichè il nostro CARATTERE RIFLESSO è la parte più genuina di noi stessi, più di quanto non lo sia il flusso dei nostri sogni involontari. Il quadro che dipingiamo in questo modo e mostriamo come nostro VERO RITRATTO può ben essere solenne come vuole la tradizione, con colonne, tendaggi, paesaggi lontani e dita sollevate ad indicare mappamondi o il teschio di Yorick, ma se questo stile ci è naturale e la nostra ARTE è sincera, quanto più trasfigurerà il suo originale, tanto più sarà veramente e profondamente artistico. L’austero torso di una scultura arcaica, un blocco a malapena umano, esprimerà un’anima assai meglio dell’aria addormentata di un individuo che si è appena svegliato o delle sue occasionali smorfie. Chiunque sia sicuro delle proprie idee, fiero del proprio lavoro o sollecito del proprio dovere, assume una MASCHERA tragica: la reputa essere il suo io e le affida quasi tutta la sua vanità. Pur essendo ancor vivo e quindi sottoposto, come tutto ciò che esiste, al flusso insidioso dela sua stessa sostanza, egli ha cristallizzato la sua anima in un’idea e, con più orgoglio che rimpianto, ha immolato la propria vita sull’altare delle Muse. La coscienza di sé, come qualsiasi arte o scienza, trasforma la sua materia in un nuovo mezzo di comunicazione, quello delle idee, nel quale perde le dimensioni ed il posto precedenti. Le nostre abitudini animali sono trasformate dalla coscienza in lealtà e doveri e diventiamo “PERSONE” o MASCHERE.” Santayana

Read Full Post »

Passionale come un rosso tramonto

quando ti accarezzo e con le mani sprofondo,

con le mie parole riscaldo il tuo cuore e ti sento solamente mio;

arancione è il colore che vedo nella tua dolce dimora, nei tuoi occhi quando sei sereno e non pensi al domani insicuro;

una allegria luminosa sento dentro quando gioco come una bambina, sotto un sole caldamente giallo che fa danzare i suoi raggi, suonando i tasti della felicità;

la serenità del mio sguardo che si perde tra l’immensità delle colline toscane verdi pastello, da fotografare per non dimenticare quei momenti tristi e sereni, tra la solitudine e la pace di poter dedicare un po’ di tempo a me stessa;

fiduciosa immagino di realizzare i miei sogni con te e li dipingo nelle nuvole azzurre che danzano sopra di me, a ritmo del forte vento, tra il cielo bianco che non sa che colore prenderà;

il vestito indaco mi fa sentire una principessa,

la bellezza dell’abito diventa una camminata fiera e pronta a ricever gli sguardi della gente;

viola è l’espressione della profondità delle mie emozioni,

il mio animo limpido e sfuggente da una società etichettante e semplicistica,

delicato ed elegante come un prato di lavanda,

accarezzato dalla dolce brezza del vento timido primaverile:

sono tutto questo in ogni momento dentro di me,

sono un arcobaleno di sé

dentro me

e allora chi sono se non l’incredibile armonia di colori che sfumano l’uno accanto all’altro ed emergono per adattarsi, a seconda dei contesti?

E allora non dire che non sei te stesso, non puoi non essere che te stesso

sempre,

in ogni momento.

Una parte di te lo trova il significato per quell’azione,

una parte di te voleva farlo,

ascoltati e non dire che non sei te stesso,

è come dire che vorresti vedere un arcobaleno tutto nero,

non potrai mai vederlo, non esiste.

Siamo tutti incredibilmente variopinti e imprevedibili

complicati e complessi, mai monocromatici.

Tu sei tutto quello, in ogni momento,

decidi di non parlare, di non turbare, offendere, non pronunciare i tuoi pensieri

e anche in quel momento sei te stesso:

prevale il tuo sé più tranquillo, pacifico che non vuole litigare.

Anche quando non parli, sei te stesso

sei sempre tu,

con i tuoi meravigliosi sé da conoscere e colorare.

È vero, con te mi sento più me stessa perché non ho paura

di farti conoscere la me arrabbiata, felice, offesa, triste, abbandonata, sola, sognante, poetica, non ho paura ed è questo che ti distingue dagli altri:

sei capace di rendermi magicamente arcobaleno

con la luce della tua splendida persona!

Read Full Post »

Infiniti spazi,

molteplici mondi,

immense distese di terra,

incredibili possibilità di scelta

di fronte al nostro essere imperfetto.

Possiamo perderci

al non meglio definito mondo di parole,

così complesso ai nostri occhi,

così incredibilmente semplice e funesto.

Le parole escono come frecce lanciate senza esitazione

perforatrici di animi innocenti,

e costruiscono barriere,

prigioni dalle quali poi risulta difficile liberarsi,

ingabbiati dai giudizi che altri,

considerati grandi,

si sentono legittimati a donare.

Rapidi Frecce mortificanti come proiettili

sono le categorie di giudizio

che utilizziamo per accusare gli altri

per la colpa illegittima

di essere diversi e lontani dalle nostre aspettative

e precludiamo istantaneamente

infiniti Sè che ognuno custodisce e potrebbe essere…

Read Full Post »

sei

Sei sempre il più intelligente!” e “sei un delinquente!” è la stessa cosa dal punto di vista del processo discorsivo, cambia il contenuto, ma la forza dell’etichettamento è la stessa. è strano ma usare il verbo essere può essere molto pericoloso!

Nel momento in cui dici “sei egoista, sei geloso, sei freddo, sei arrogante, sei altruista, sei sensibile, sei timido!”, stai rischiando di congelare l’altro in un abito così duro, stretto e freddo, da non riuscire più a levarselo!

In alternativa possiamo dire “come hai lavorato bene oggi!non ti sei aperto molto con quel gruppo! hai usato un tono poco appropriato! Quante cose sei disposto a dare a quella amica!Riesci a commuoverti a molti film!”

Sembra la stessa cosa, ma in un caso abbiamo costruito una gabbia di ferro dalla quale la persona può rimanere incastrata, nell’altro abbiamo fatto notare una caratteristica di un sé situazionale, commentando un vestito tra i molti vestiti del suo personale armadio di sè possibili!

Read Full Post »

Ciao! Vuoi intraprendere una carriera deviante e assicurarti un futuro da delinquente? Bene, segui questi semplici comsigli e in solo 3 passi riuscirai a raggiungere questo importante obiettivo di vita:

1. Commettere un comportamento che trasgredisce alle regole della tua società, della tua comunità. Ad esempio rubare al prete i soldi presi durante la messa! L’hai fatto? Ottimo, ma non basta…

2. Essere beccato: è il miglior modo per assicurarsi un perfetto e congelante ETICHETTAMENTO da parte degli altri della società che, elevati dai loro principi morali, si considerano superiori a te, bugiardo e inaffidabile! Ad esempio il prete un giorno ti scopre proprio nel momento in cui incassi la cifra domenicale, che sfiga! E dopo questo clamoroso evento, quel religioso pensa, per il tuo bene, durante la tua comunione, di schernirti in pubblico, umiliarti e farti sentire un idiota, una persona schifosa che merita solo di finire all’inferno!Ma aspetta, non è finita…

3. Questo è l’ultimo step e ti garantisce una vita all’insegna del bullismo e della più fervida trasgressione, in tutte le sue possibili e variegate forme: diventare parte di un gruppo di ragazzi “trasgressivi” come te e lasciarti andare ad ogni forma di iniziazione come atti aggressivi nei confronti di persone deboli, bugie ai familiari, droga, alcool, sesso sfrenato con chi ca… vuoi!

(liberamente tratto da Becker, Outsiders. Saggi di sociologia della devianza, 1987)

Read Full Post »

Older Posts »